Breve storia di Franco Zanotto "Dalla Trinacria al Mondo dell'Arte"

Franco Zanotto, da qui Franco, nasce di fronte al Santuario della Madonna dei Miracoli, Patrona del Paese nel quartiere chiamato sopra la Madonna alle 12e15 del 24 febbraio del 1958 a Mussomeli, che in arabo significa “Dimora di ricchezza”.

Mussomeli è un piccolo paese contadino di montagna nel cuore della Sicilia. Il cognome del padre gli viene assegnato dal comune; il neonato, avvolto in fasce, viene trovato nella ruota degli esposti in salute; viene scelto: “Zanotto”, ovvero Zan, l’ultima lettera dell’alfabeto, ma con desinenza otto, l’infinito.

Franco considera queste coincidenze una grazia divina, ironia della sorte, il padre viene adottato da un altro trovatello abbandonato nella stessa ruota degli esposti trent’anni prima, “gli ultimi”. Il nome Giuseppe viene scelto in virtù della presenza dei due testimoni, Lo Brutto e Lo Manto che portano lo stesso nome: Giuseppe.

Grazia è il nome della madre e Vincenzo è il nome del fratello nato due anni e tre mesi prima.

All’età di 3 anni, nel paese materno di Villalba, a 18 km dal paese di origine, plasma la sua prima opera: una girandola. È ispirato da due girandole in movimento di un’ape di un venditore ambulante di passaggio in via XXIV Maggio, in cui risiede con la nonna materna. Già a quella tenera età ama sfidarsi, amava creare e plasmare con le proprie mani per “donare”, come la vita a lui è stata donata.

Nel paesino materno ha la fortuna di avvicinarsi alla terra facendola propria. Gli zii lo conducono nei campi dorati durante la trebbiatura e lo portano con loro al mulino per la macinazione del grano, in quelle calde giornate di prima estate. Tra i colori dell’autunno, un altro zio lo porta con sé a cavallo di una mula a vendemmiare immerso nell’inebriante odore dei vitigni. Il pecoraio passa davanti alla casa della nonna tutte le mattine con le pecore e qualche capra per consegnare il latte appena munto. Sa che la gallina aveva fatto l’uovo quando la sentiva cantare.


Ma ciò che più lo affascina sono gli alberi, in particolare gli ulivi secolari, davanti ai quali passa e ore a contemplarli, si arrampica su di essi fino a che la sua età lo permette. È in questo idilliaco paesaggio cinto di grazia, di suoni, di odori, di colori e di sapori che poggiano le sue radici.

Nell’autunno del 1961 si riunisce con la famiglia a Venaria Reale in via XX Settembre n° 5, l’unica via che costeggia la Reggia allora in decadenza ed oggi si può vedere risplendere grazie all’opera molto impegnativa di restauro.

Naturalmente patisce per essere stato allontanato da quelle terre della sua prima infanzia.

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All’età di sei anni, il 30 marzo del 1964 fa la Prima Comunione e la Cresima nella chiesa di San Lorenzo di Altessano, una frazione di Venaria Reale, dove si trasferisce l’anno prima.

Sei mesi dopo si ritrova a Savigliano, in un collegio delle suore della Sacra Famiglia: Istituto Pro Puerizia Sacro Cuore. Il collegio gli è stretto, ma non si dà per vinto. Il tempo di svago lo passa ad insegnare ai compagni come realizzare gli aeroplani, i carri armati e origami in genere. Sapeva che il riso bollito trasformato in poltiglia si trasformava in colla, così da poterla donare ai compagni. Con la concessione della suora cuoca Suor Lidia, al terzo anno, ha potuto estrapolarsi dalla massa aiutandola in cucina due mattine alla settimana e qualche volte alla sera. Stoviglie da asciugare, pavimenti da pulire con la segatura mentre recitavano insieme le litanie. In un secondo momento inizia l’opera di arte culinaria. Per Franco è un grande piacere stare con quella amata suora, sempre sorridente, allegra e giocosa, la quale gli ha permesso, in qualche modo di esprimersi anche in collegio.

Frequenta il quinto anno delle elementari ad Altessano, finalmente il ritorno a casa accolto dalla famiglia e dagli amici d’infanzia. A 12 anni fa la sua prima esperienza lavorativa nel periodo delle vacanze in una betola che si affaccia sul cortile di casa. Venerdì, 31 luglio 1970 finisce di lavorare e riceve la mia prima busta paga, 29.500 lire. All’indomani, 1° agosto, al mercato sotto il monumento ai caduti di viale Buridani a Venaria Reale, accompagnato dal padre acquista la sua prima bicicletta, rossa e da cross con i soldi che ha guadagnato. È stata per Franco una grande conquista: la prima busta paga, la bicicletta nuova ma soprattutto la prima esperienza vissuta in quel nuovo mondo sconosciuto, il lavoro.

Nuovo trasferimento a Savonera, nella frazione di Venaria, nel settembre del 1970. Dopo un mese dal trasloco gli viene rubata quella bicicletta tanto sospirata. Savonera è una frazione condivisa da tre comuni, è un ’area in cui oggi si possono vedere svettare le ciminiere dell’impianto del termovalorizzatore e la discarica più grande d’Italia di rifiuti tossici nocivi che sarà ampliata a breve con la Baricalla 2. Un triste e doloroso destino per tutta la popolazione che vive nelle vicinanze. Nei primi anni ‘70, a poche centinaia di metri da quell’area ancora incontaminata, c’è una ditta artigiana che si occupa della lavorazione e della trasformazione delle seconde scelte del cellophane. La lavorazione permette l’utilizzo di tutto il materiale senza rimanenze di scarti, tutto viene riciclato, questo per Franco è fondamentale: dare continuità e nuova vita a materiali destinati al macero. Con tutti i residui di lavorazione si ottiene il truciolo, per l’imballaggio, i meloni e le ceste natalizie, inoltre il cellophane, ricavato dalla cellulosa è tutto rigorosamente biodegradabile al 100%. È in quest’azienda che muove i primi passi nel mondo dell’imballaggio, del confezionamento e del packaging. Il mondo del cellophane lo folgora all’istante.

Nel 1973 inizia il primo anno all’I.T.I.S. Gian Battista Bodoni in via Ponchielli a Torino per Arti Grafiche e Fotografiche e si reca presso quella ditta nel pomeriggio.

All’età di quindici anni è curioso di conoscere la filosofia e le dottrine religiose nel mondo e si confida di con il suo insegnante di religione. Legge libri di Vivekananda, di Ramacharaka, di Gandhi, e saggi sull’Jnana Joga, sull’Hatha Yoga. In quel periodo lo appassiona il romanzo di Hermann Hesse “Siddharta”. Franco vuole conoscere, è una spugna senza confini. Al cinema d’essai a Torino, nelle mattine di sciopero va a vedere film come La Montagna Sacra uscito nel 1973 e partecipa a diversi festival internazionali tra cui la 26° festival di Cannes, un altro film sul monaco tibetano “Milarepa” diretto da Liliana Cavani e uscito nel 1974.

Il 16 agosto del 1977, durante la vacanza a Lignano si reca per il servizio di Leva nel corpo degli Alpini a Codroipo, una cittadina a 60 km dal luogo in cui si trova in vacanza, Lignano Sabbiadoro. Dopo il CAR viene mandato a Pontebba e in seguito a Ugovizza nella caserma chiamata “la Tana dei Lupi”. Insoddisfatto del rancio si presta volontario in cucina. Chiede rapporto al comandante del battaglione a Tarvisio per sollevare i problemi nella cucina. In seguito viene smantellata l’intera cucina e bonificata dalle blatte. Nei giorni successivi viene consegnata la carne fresca proveniente direttamente dalla macelleria; anche il fornitore di frutta e verdura viene sostituito.

Nel settembre del 1978 rientra a casa col congedo in mano. Qualche giorno dopo il suo rientro in azienda Il datore di lavoro lo chiama in ufficio per comunicargli che si doveva trovare qualcos’altro da fare, visti i problemi di approvvigionamento di quella materia prima. Il mondo dei consumi si sta rivolgendo alle nuove e innovative materie plastiche, più economiche e più versatili, è così che si trova immerso nella rivoluzione delle materie plastiche. É il polipropilene in particolare che soppiantò il mercato del cellophane.

Maggio del 1979 un fornitore proveniente dalla Romagna consegna un camion di trucioli presso la ditta per cui lavorava e l’autista si confida con Franco dicendogli che la titolare dell’azienda fornitrice era decisa di vendere la sua attività. Senza pensarci un istante si propone alla titolare offrendosi quale acquirente. Otto giorni dopo si reca con il fratello a Massa Lombarda (RA) e rileva l’attività. Da dipendente di quella ditta si trasforma in fornitore. La fabbrica di cellophane Orsi Mangelli di Forlì è la fornitrice primaria delle seconde scelte, rifili e cascami per svolgere l’attività. Dopo un anno di acquisti gli viene riferito che deve trovarsi qualche altro fornitore o cambiare lavoro, visto che non garantivano più l’approvvigionamento di quei materiali a causa dell’imminente cessazione della produzione. Franco comincia a guardarsi intorno oltre confine per trovare nuove fonti di approvvigionamento. Il risultato fu nullo. Continuò con ciò che la Fabrica di Forlì offriva. Anche loro si stavano trasformando da produttori a convertitori, ovvero trasformatori.

Compiuti 24 anni, nel 1982 crea la prima busta regalo realizzata con quella nuova materia prima, il polipropilene metallizzato e stampato, ma il mercato non ne recepisce subito l’utilità. Oggi di fatto è utilizzato in ogni parte del mondo. Quella busta diventerà un cuscino gonfiabile da inserire all’interno delle borse in sostituzione della carta velina, aggiungendo una seconda camera diventerà una lampada grazie alla tecnologia led, “Luce”.

Uno spruzzo d’acqua, buttato di getto verso una ragazza, Susanne dell’Ohio, durante il concerto dei Rolling Stones nell’11 luglio 1982, il giorno della vittoria dell’Italia dei mondiali, porta Franco negli Stati Uniti in casa della zia Filomena, sorellastra del padre Giuseppe. La zia ospita il padre Vincenzo, il nonno di Franco. Non incontrerà quella ragazza dell’Ohio, ma quello spruzzo d’acqua lo conduce alla Du-Pont de Nemours, a Wilmington nel Delaware, dove non trova il cellophane che lui cercava ma gli viene proposto un materiale molto ricercato in quel periodo, il Mylar, ovvero il poliestere, ritenuto per la Du-Pont scarto da smaltire, sono circa trentamila chilogrammi al mese. É una sorgente di materiale di scarto che gli farà guadagnare tantissimi soldi.

Nell’autunno del 1983, un broker svizzero viene a sapere dei suoi affari tramite il proprietario della Fabbrica di cellophane di Forlì, alla quale ha proposto quei materiali. Anche in questo caso Franco si trasforma da cliente a fornitore. Verso la fine dello stesso anno il broker lo contatta e la chiama a sé facendogli chiudere l’azienda a Massa Lombarda (RA) invitandolo a vivere nella sua villa a Lugano. Stipulano un contratto di partecipazione agli utili per l’affare americano e un contratto di vendita dei materiali stoccati in Svizzera, a Rotterdam e ad Anversa.

Durante il periodo natalizio del 1984 Franco si reca nel Centro Commerciale “INNOVAZIONE” a Lugano, nota una fila di donne impellicciate con i carrelli carichi di regali da confezionare. È in quell’occasione che Franco si rende conto dell’utilità di quella busta creata due anni prima.

Franco viene estromesso dagli affari dal broker e dai fornitori americani con l’inganno. Ma Franco non si dà per vinto e come un’araba fenice rinascerà.

Nel luglio del 1985 mentre vive a Lugano incontra il Dalai Lama a Rikon, un paesino di esuli tibetani a nord di Winterthur e partecipa all’iniziazione del KalachaKra, la ruota del tempo. É un’iniziazione speciale.

È l’Iniziazione del diamante che si svolge ogni cento anni e Franco anche in questa occasione non a caso si trova nel posto giusto al momento giusto. L’iniziazione dura 10 giorni. L’ultimo giorno il Dalai Lama chiede alle 2000 e oltre persone provenienti da ogni angolo della terra che cosa ci facessero lì, da lui, poi una pausa di silenzio e subito dopo esordisce sorridente dicendo: “Ognuno di voi deve portare i propri frutti nella terra in cui è stato concepito, attraverso la vostra cultura e la vostra religione”.

Franco prende la palla al balzo, torna a Lugano e si reca nella libreria delle Paoline per acquistare tutto ciò che trova negli scaffali su San Francesco, patrono d’Italia e d’Europa, ma è anche il suo Santo protettore. Giunto a casa, ne prende uno in particolare che lo colpisce, la cui copertina ritraeva l’icona di San Francesco classica dipinta da Cimabue e situata nella Basilica inferiore di Assisi. Contempla quell’immagine entrando in estasi, su quel volto appaiono tutti i santi, dapprima San Pietro, poi San Paolo e poi tutti i santi si sovrapponevano uno dopo l’altro senza interruzione e una velocità sempre accelerata, un flusso così veloce da non riesce più a distinguerne i volti.

Nell’autunno di quello stesso anno il broker comincia a prendere le distanze, lo inganna, lo tradisce. Franco cade in depressione, è turbato, non riesce a più a prendere sonno. Nel gennaio del 1986 si reca all’ospedale di Venaria Reale dove risiedono i suoi genitori, per accertamenti, lì viene trattenuto per 10 giorni. Pare tutto normale a parere dei medici, ma le sue pupille non reagiscono alla luce, sono dilatate. I medici presumono che faccia uso di stupefacenti, oppiacei o derivati. Eseguono le analisi del sangue ma non ottengono alcuna conferma alle loro ipotesi, “non assume droghe”. In balia del suo stato di salute decide di fare la cura del sonno della clinica Villa Cristina, dove aveva lavorato la madre Grazia e a poche centinaia di metri dalla ditta di cellophane per cui aveva iniziato il suo cammino lavorativo nel mondo del packaging.

Solo successivamente, nella primavera del 1986, mentre si trova volontario nell’Associazione Comunità Aperta di Venaria Reale; il fondatore poi diacono, Valentino Bonadio lo invita ad eseguire gli esami del sangue all’Amedeo di Savoia specializzato per le malattie infettive. Fu in quell’occasione che il primario scoprì la presenza di anticorpi all’epatite B, il corpo aveva reagito egregiamente rimanendone immune. Franco si chiede come avesse potuto contrarre quel virus, che per mesi, a Lugano gli elevò costante la febbre a 38,5 °C.

Analizzando il passato la sua mente si concentra su un ago da balia, che un luminare professore psichiatra di Torino, FG, che praticava l’ipnosi, gli aveva infilato sul dorso della mano sinistra, presumibilmente infetto. Franco aveva notato che da quei due forellini uscì pure del sangue.

Riprese un po’ di forze decide di intraprendere due cause, una a Como in cui c’era la società italiana del broker di cui Franco era stato nominato amministratore delegato per non aver percepito gli emolumenti dovuti; la seconda a Lugano per le commissioni non percepite e gli utili della partecipazione agli utili non liquidati.

L’avvocato di Lugano lo invita a presentarsi nel suo studio alle nove di mattina per autorizzare il blocco dei conti bancari del broker che nel frattempo lo Studio aveva individuato nelle Isole Vergini, a Vaduz capitale del Liechtenstein, a Londra e in Svizzera. Per non alzarsi alle 5 della mattina per raggiungere lo studio decide di partire la sera prima. Fa il check in albergo e va al ristorante solitamente frequentato in piazza della Riforma. 

Finita la cena, verso le 22e30, si avvia nella via Nassa, la via più in di Lugano. In lontananza vede Sergio l’autista del broker, che lo saluta a distanza, portava a spasso il suo cagnolino. Poi si avvicina e si salutano nuovamente affettuosamente. L’autista gli chiede se avesse saputo le ultime del suo broker. Franco risponde di no. “Lo sai, non viene in ufficio, ha un tumore alla gola e non riesce più nemmeno a parlare”. Era partito agguerrito per vincere la sua battaglia, si sente disarmato di fronte a quella notizia. Torna in albergo e non riesce a prendere sonno, rimane sveglio tutta la notte, è affranto da quella notizia, nonostante il male che aveva subito decide di fermarsi. Il giudice di Como aveva condannato la società al pagamento di 100 milioni di lire, più interessi e rivalutazione monetaria. La causa di Lugano è di ben 1,5 milioni di franchi svizzeri. Eppure doveva liberarsi da quelle angosce e da quelle ossessioni che lo avevano afflitto per anni, tradito da colui che lo prese con sé come un figlio nella sua dimora.

All’indomani mattina alle 9 si reca presso lo studio dell’avvocato al quale gli presenta i suoi propositi decisi durante la notte. Aveva deciso di rinunciare a tutto, ha voluto liberarsi da quel passato nefasto e doloroso.

Pretese esclusivamente le spese che sostenute per le spese legali. L’avvocato rimane perplesso da quella decisione. Eppure aveva riflettuto a lungo, aveva meditato tutta la notte senza chiudere occhi. La sua fede lo spinge oltre qualsiasi ragionamento logico e razionale. Fu il discorso di Gesù sulla montagna letta nel Vangelo Secondo Matteo che convertì Lev Tolstoj al cristianesimo e che spinse Franco a quella folle e insensata decisione, a veduta della maggior parte delle persone ad egli prossime. Furono queste precise frasi che gli fecero prendere quella decisione: “Voi avete udito occhio per occhio dente per dente”. Ma io vi dico: non contrastate il malvagio; anzi, se uno ti percuote sulla guancia destra, porgetegli anche l’altra; e a chi vuol farti causa e prenderti la tunica, lasciagli anche il mantello.

Nel corso della vita è importante avere il coraggio di scegliere di lasciare alle spalle il passato per aprirsi a un mondo nuovo proiettato verso la libertà, verso l’infinito e Franco lo sa perfettamente.” Niente succede per caso”, questo Franco lo sa: ogni persona che incontra lungo la strada, ogni avvenimento e ogni circostanza fa parte di un destino a cui non ci si può sottrarre.

Per Franco tutto è già scritto già prima della nascita, dalla scelta dei genitori al luogo di nascita, al nome e alla data in cui ebbe origine la sua venuta su questa terra.

Dicembre 1987, memore del servizio visto a Lugano propone il servizio di confezionamento presso il Centro Commerciale di Città Mercato del Gruppo Rinascente sito nella sua città. Gli viene concesso. È un grande successo. È il primo servizio di confezionamento praticato in Italia. L’anno successivo viene chiamato ad eseguire il servizio in tre Centri Commerciali nel milanese della stessa catena di grande distribuzione “La Rinascente”. Successivamente opera in tutto il Nord Italia in diverse catene di distribuzione.

Nel 1990 il servizio viene effettuato il tutta Italia isole comprese. Il suo servizio è presente in 47 gallerie di Centri Commerciali, occupa 180 ragazze. Alla Rinascente Milano Duomo impiega 13 ragazze su due livelli.

Franco lo fa per passione, il suo obbiettivo è quello di emozionare con le sue particolari, originali e innovative confezioni regalo, non è interessato il denaro, lui sa che c’è ben altro nella vita, è sconcertante per lui dedicare la vita per l’accumulo di ricchezze, l’unica ricchezza per lui è la vita, tutto il resto è zavorra che non ti permette di volare. Utilizza teli dorati in poliestere per confezionare pacchi giganti, successivamente, questi teli saranno utilizzati dalla protezione civile e dalla croce rossa in qualità di telo termico, visto che il lato dorato esterno ha il potere di assorbire calore dall’esterno, mentre la superficie interna argentata riverbera il calore verso l’interno mantenendo il corpo riscaldato.

Nella primavera del 1991, compiuti 33 anni, gli viene permessa un’esperienza di clausura di 10 giorni nell’isola di Lerìn, di fronte a Cannes con i monaci benedettini cistercensi. È ospitato dal suo maestro spirituale Padre Cesare Falletti.

L’ultimo giorno, è domenica, esce dall’Abazia alle 5 di mattina dopo le lodi e sente una voce interiore che gli sussurra: “Non puoi abbandonare l’isola senza prima venirmi a vede.” Franco percepisce che è l’alba che lo sta chiamando per farsi vedere nel suo splendore di luce. Colto da quel richiamo si reca su uno scoglio, si pone in posizione del loto, rivolto verso est, verso Gerusalemme e verso il sorgere del sole.

Inizia a meditare il suo respiro, l’attività primordiale della vita, senza la quale il corpo si spegne. Nota sulla sua destra vicino alla costa un pescatore in barca con la sua canna e l’esca in acqua. Contemplando il suo respiro, ad un tratto si accorge che è unisono con le onde del mare. Sta respirando la terra. All’improvviso l’orizzonte si abbassa sotto i suoi piedi e vede il pescatore posto su questo piano inclinato che continua a pescare tranquillamente. I suoi occhi osservano ciò che ha davanti e sotto di sé.

Si domanda se l’Abazia alle sue spalle è posta in questo piano inclinato in posizione verticale o orizzontale, si gira per rispondere alla sua domanda, quando all’improvviso il suo spirito viene risucchiato dal Cosmo.

Osserva meravigliato e inebriato da quel mondo infinito tra galassie e nebulose. Trascorre in quella condizione di estasi un tempo indeterminato fuori dallo spazio e dal tempo, è assolto, è nella pace più assoluta.

Quella visione gli ricorda l’età della prima infanzia, quando visualizzava ciò che era stato prima di prendere il corpo presente. Quell’immagine gli appariva fluttuante nei sogni, è connesso con l’Universo e vibrante sulle stesse frequenze del Cosmo.

Trascorsa questa condizione di luce e di pace ritorna in corpo. Tutto attorno a sé torna normale, ma qualcosa è cambiato in lui. Comincia a vedere le cose visibili del mondo sotto un altro punto di vista, con gli occhi della consapevolezza. Quella stessa mattina Padre Cesare decide di celebrare messa in una delle tre cappelle presenti nell’Isola e precisamente la Cappella della Trinità. Il suolo è di terra battuta, le finestre sono senza vetri al centro vi è un foro da cui si faceva fuoruscire una canna di cannone per proteggere la costa.

Nel coro ci sono tre panche occupate da 15 monaci, franco è l’unico vestito in borghese. Durante la celebrazione della messa Franco ascolta per la prima volta l’urlo dei gabbiani sulla Costa Azzurra, quegli urli di gabbiano si avvicinava sempre più verso la cappella.

È durante la consacrazione dell’ostia nel momento della transustanziazione che sente volteggiare quei gabbiani urlanti sopra la cappella. Franco comprende che anche i gabbiani sono lì sopra la cappella a glorificare quel momento di consacrazione. Quella stessa mattina Franco si imbarca sul battello per rientrare a casa.

Arriva al porto di Cannes e osserva ciò che gli sta davanti diverso da come lo aveva lasciato, le persone non più persone, bensì automi, stereotipati e conformati al Sistema.

Si incammina verso la stazione mentre osserva le persone avvolte da un corollario di Banche, Assicurazioni, Hotel a 5 stelle e attività commerciali. Tutti sono ridotti in un unico denominatore comune, il dio denaro: “la piaga del mondo”.

Giunto in stazione si siede su una panca di granito. Nel frattempo scorge un ragazzo che cammina immerso nei suoi pensieri passandogli davanti più volte. Franco si accorge di ascoltare i suoi pensieri, vuole sedersi a fianco, tentenna. Poi si siede e gli parla, le sue parole fanno eco di ciò che Franco aveva già ascoltato nei suoi pensieri. Prende il treno e rientra a casa.

La prima sera si corica e ascoltando il suo respiro si accorge di elevarsi ad ogni espirazione sempre più alto, espirazione dopo espirazione, staccandosi nuovamente dal corpo come quella stessa mattina aspettando l’alba. Sotto i suoi piedi osserva delle colline colme di scheletri e di teschi, si trasforma in energia, e plana su quei resti umani come brezza al chiarore del mattino, accarezzando la morte con armonia e pace. Sorella morte è una condizione a cui nessuno si può sottrarre, risulta per tanto naturale accettarla per ciò che è, si nasce, si vive e si muore. Ciò accade per tre sere di seguito. L’ultima notte si sogna di trovarsi su quelle colline di scheletri e con i monaci si divertivano a prenderli per le braccia lanciandoli giocosi. Franco sa che si vive per prepararsi alla sorella morte e non per altro, tutto si lascia e niente ci portiamo di questo mondo. E poi, per Franco contemplare la morte ci aiuta a vivere meglio, per lunga o breve che sia.

Nel frattempo Franco è una fonte di ispirazioni fuori controllo, propone i suoi prodotti all’Autogrill e alla Rinascente, realizza le buste con zip per la conservazione dei cibi in frigorifero, realizza le valvole per la produzione dei cuscini gonfiabili per sostituire le veline che i usavano all’interno delle borse in qualità di riempimento, gli vengono commissionate dalla Plastimoda per la linea Airbag della Mandarina Duck. Con quel cuscino particolare irrompe nel mondo delle pelletterie e in seguito nel mondo dei promozionali. Realizza i cuscini per la campagna “raccolta punti” promossa da Fina Italia Petroni per la Play Station Uno.

Nel maggio del 1999 è contattato dal Gruppo Prada per lo studio di una shopping bag da adottare per il passaggio dal secondo al terzo millennio. Nel frattempo sta realizzando con lo stesso materiale le buste per contenere le T-shot del San Valentino 2000 per Sisley del gruppo Benetton, il responsabile acquisti gli confida che costano più le sue buste che la stessa T-Shirt, per Franco non è una novità, Franco sa a differenza di molti che l’abito fa il monaco, “il packaging in questa società vale più del prodotto contenuto. La Miuccia Prada si innamora di quella shopper così particolare in pluriball che decide di istituzionalizzarla. Il gruppo la utilizza per i successivi 8 anni in tutti i negozi mono marca nel mondo, ma non sarà Franco a realizzarle. Anche in questo caso Franco inciampa, gli infedeli del gruppo Prada con cui ha contatti si mettono di traverso e si appropriano del prodotto facendolo proprio. Ma Franco decide di non procede, ha già avuto un’esperienza simile con il broker svizzero dove ci ha rimesso per volontà sua una vera fortuna. Franco è un artista e non ha tempo da perdere né tanto meno energia da sprecare per improntare ulteriori cause, visto che le cause in Italia durano un’eternità e poi ha perso la fiducia negli avvocati, nella giustizia e nelle istituzioni. In questo paese vige la legge del più forte e Franco lo sa bene: “dove c’è denaro e interessi economici la gente è capace, non solo di perdere la testa, ma bensì di perdere la propria dignità.

Nel 1999 crea una cartolina gonfiabile da spedire per posta e la presenta alla fiera del libro a Torino, è un successo.

All’inizio del 2000 viene convocato dalle Poste all’Eur per realizzare alcune tipologie di scatole per la spedizione, gli garantiscono che faranno la prima fornitura dalla sua azienda per riconoscergli lo studio del progetto. Nel pomeriggio ha appuntamento in Vaticano per richiedere il logo del giubileo. Col prelato non si accordano sulla richiesta delle royalty, Franco fa un passo in dietro e mentre esce il prelato lo ferma e gli dice che non era lì per fare affari con lo stesso prelato, ma era lì per incontrare il Papa. Infatti qualche minuto dopo Franco si trova nella Basilica di San Pietro e incontra il Papa. Il papa cammina a passo lento con il suo pastorale, il silenzio è assordante, davanti a Franco c’è un piccolo gruppo di giovani transennati. Il Papa si ferma davanti a lui come se stesse cercando qualcuno in particolare. Franco intuisce, fa capolino tra due teste davanti a lui e incrocia lo sguardo del Papa che annuisce: “Stavo cercando proprio te”. Il Papa si volta verso il pastorale lo batte tre volte e poi rivolge lo sguardo nuovamente a Franco. “Tu sarai il mio testimone”. Franco non riesce a credere quello che gli stava succedendo, è emozionato. Quello sguardo, quegli occhi di luce gli ricordarono il Dalai Lama durante l’Iniziazione del Diamante a Rikon in Svizzera nel luglio del 1985. La stessa luce, la stessa emozione. A Franco gli scesero le lacrime. “Perché proprio a me”, si chiese.

Per il calendario Lavazza crea una busta in pluriball tecnologica argentata in Mylar e poliammide. Il temo quell’anno era proiettato nel futuro spaziale. Anche in questo caso risulta costare più la sua busta che il calendario stesso. Nel 2001 per la Q8, per la TIM e per la Bachardi Breezer realizza i totem, utilizzando la stessa tecnica dei cuscini gonfiabili con l’aggiunta di una zavorra basculante alla base, ispirato dell’Ercolino sempre in piedi, regalato con la raccolta punti dalla Galbani nei primi anni ’60, durante la sua infanzia.

Nel luglio del 2006 partecipa a Tokyo alla Fiera del Gif Tex presentando i suoi prodotti: i cuscini per i promozionali, i cuscini per riempimento borse e i cuscini per contenere i regali all’interno; le shopping bags e le lampade di diverse dimensioni. La notte prima del rientro in Italia segue nella camera di albergo la finale dei mondiali contro la Francia disputata in Germania il 9 luglio. L’Italia vincerà ai rigori 5 a 3. La Volkswagen adotta le sue lampade da regalare ai partecipanti di una convention. Realizza per la Barilla le shopping bag termiche per un sondaggio sulla qualità dei nuovi biscotti gelato Ringo della Pavesi. Per l’Antica Erboristeria crea un gonfiabile pubblicitario della stessa forma del dentifricio gonfiabile ad elio.

Nel 2011 in Italia si festeggiano i 150 anni dell’Unità d’Italia e Franco compie il 24 febbraio 53 anni. Quella mattina si desta dal sono quando una voce interiore, la stessa voce, la stessa richiamata dell’alba che lo spinse a farsi vedere nell’Isola di Lerìn, gli sussurra: “Devi fare qualcosa per l’Italia”.

Quella voce lo scuote sussurrandogli tutte le mattine al risveglio con quelle stesse parole. Poi una mattina tutto si chiarì: “Percorrere l’Italia sulle orme di Garibaldi”, questo è stato il suo presentimento, la sua percezione. Programma il suo cammino con l’aiuto di Google Maps, sapendo di poter fare 40 km al giorno grazie al consiglio di un amico medico sportivo. Stabilisce le tappe.

Partenza da Marsala il 1° aprile e l’arrivo domenica 22 maggio. Scandisce le tappe, sono 52. Avverte Stefano Parola, giornalista di Repubblica a Torino, di cui ha il numero telefonico, per aver pubblicato qualche articolo su Franco in merito alla sua attività. Il giornalista chiede di inviargli un po’ di materiale e qualche foto per l’eventuale pubblicazione. Non gli garantisce la pubblicazione. Si mette in contatto con l’Arciprete di Marsala Pino Ponte per chiedere la benedizione del cammino insieme a Vangelo, Costituzione e mille fili di cotone bianco che distribuirà lungo il cammino alle persone che incontrerà lungo il cammino; invia anche una mail spiegando la ragione di questa impresa.

Il 30 aprile ritira il biglietto aereo Caselle Palermo dall’amica Giorgia impiegata alla Cisalpina di Ciriè. Quello stesso giorno scende in cantina e aprendo un cassetto si ritrova tra le mani il ricordino della Prima Comunione e della Cresima che riporta la data di lunedì 30 marzo 1964, lunedì dell’Angelo, pasquetta.

IL 31 marzo si imbarca a Caselle per raggiungere Palermo. Sono trascorsi 35 giorni dal suo 53°compleanno. Franco Maria, titolare di un ristorante vicino alla Chiesa Madre, gli offre la cena e chiama un amico per ospitarlo per la prima notte.

All’indomani mattina si reca alla Chiesa Madre prima della messa delle 9e30 per accordarsi. L’ Arciprete gli regalo il Vangelo e Franco va nella libreria Giunti, poco distante ad acquistare La Costituzione da benedire. I fili di cotone li prende dal negozio di Ciriè utili per legare i palloncini da riempire ad elio. Giusto 2 matasse da 500 pezzi cad. Durante la benedizione nota alcuni giornalisti sopresi a fotografare l’evento. Stefano Parola aveva pubblicato l’articolo.

Dopo la benedizione muove i primi passi di quel cammino, ha le scarpe nuove, si ferma tre volte. La terza volta si ferma davanti ad un ospedale in costruzione nella periferia di Marsala. È affranto, si siede su una panchina della fermata del bus, ha già le piaghe ai piedi, aveva erroneamente calzato un paio di scarpe nuove, inoltre ha uno zaino affardellato in pieno, una borsa, un PC portatile per caricare le sue foto e una macchina fotografica.

Mentre è seduto riceve una telefonata, è Regina Nobres, brasiliana e compagna di un pittore romano; è giornalista e direttrice della Tartaglia Arte e curatrice di eventi di Arte Moderna e Contemporanea. “Ciao Franco dove sei?”, gli chiede. “Sono a Marsala come ti avevo scritto”, “Visto che oggi è il primo aprile ho creduto ad un pesce d’aprile”. No Regina sono a Marsala per quell’impresa che ti avevo dettagliatamente specificato. Piuttosto ti ricordo che il 30 aprile, se tutto va bene arrivo a Roma”. Qualche parola e poi il saluto.

Subito dopo arriva un’altra telefonata, il numero è privato. “Ciao Franco”, Franco risponde: “Chi sei”. Ma quella voce gli dice: “Non è importante chi sono, ma è importante quello che stai facendo. Tu non lo sai ma non stai facendo niente di particolare. Tutto è già scritto prima della tua nascita. Camminerai per ogni giorno,

un anno della tua vita. Camminerai per sette settimane. Toccherai sette chiese per sette domeniche. Dovrai stare attento a ciò che ti sarà rivelato lungo la strada. Messaggeri si fermeranno per darti dei messaggi e dei passaggi; non ti è dovuto che tu faccia tutto questo cammino a piedi, essi ti verranno in soccorso per alleviare la tua fatica”. E infine pronuncia le seguenti parole: “Raggiungerai la meta che ti sei prefisso perché insieme a te ci saranno, tutti i Santi, gli Arcangeli e i Cherubini e i Serafini, Il paradiso sarà con te”. Franco ha solo il tempo di salutare e ringraziare, quella donna non gli da un attimo di respiro.

Dopo quella telefonata misteriosa Franco si domanda chi fosse quella donna e come avesse avuto il suo numero di telefono. E poi ricorda quelle parole: “Camminerai per ogni giorno un anno della tua vita”. Franco non aveva calcolato la tappa della partenza che è giustamente la cinquantatreesima.

Nel frattempo, affranto per la condizione dei suoi piedi, si alza, si carica lo zaino sulle spalle, prende la borsa, il PC e la macchina fotografica. Muove i primi passi e nota che il dolore era diventato sopportabile e lo zaino ha perso il peso. Riparte con una grande carica, probabilmente scaturita dalla telefonata di quella donna misteriosa; suggestione o miracolo?

In questa biografia si racconterà ciò che è accaduto a Franco lungo la strada, naturalmente ci vorrebbe un libro intero per raccontarne le tappe e le coincidenze. Ci soffermeremo invece su alcuni particolari importanti accaduti che saranno sommariamente descritti.

La prima tappa ha per meta Calatafimi Segesta, ma succede che Franco a 6 chilometri da Salemi è rimasto senz’acqua. In 30 chilometri percorsi non ha trovato un bar per ristorarsi. Le auto che incontra sono rare. Per bagnarsi la bocca mastica qualche finocchietto selvatico che gli impasta la bocca aggravando la sua condizione.

Un veicolo sopraggiunge alle sue spalle, si ferma. L’autista gli chiede se vuole un passaggio, Franco acconsente e sale. L’autista è stato nominato direttore del museo di Gibellina una settimana prima. Franco vuole arrivare a Salemi per abbeverarsi, ma l’autista, dove aver insistito più volte e lo porta a Gibellina, facendogli perdere la prima tappa. Il direttore lo aveva invitato a visitare il suo museo, e Franco lo poteva fare solo in quella circostanza.

Lo accompagna al primo bar che incontrano. Angelica, la titolare, gli offre acqua e caffè. All’indomani mattina su invito del nuovo direttore visita in forma gratuita il Museo d’Arte Contemporanea “Ludovico Corrao”. Rimane colpito dai quadri dell’artista Mario Schifano, i tratti di quei quadri riflettono le sue emozioni. Sarà ispirato finanche da questo pittore per realizzare i suoi lavori.

Il 4 aprile si mette in contatto con il giornalista Giuseppe Taibi del suo paese di origine e gli racconta che il giorno successivo arriverà in paese. Il giornalista si mette in contatto con il sindaco Salvatore Calà il quale organizza per il 5 aprile una conferenza stampa per il mio passaggio.

Il 5 aprile è l’onomastico di mio fratello Vincenzo e dei miei due nonni e il giornalista lo richiama per dirgli che l’incontro con i giornalisti sarà intorno alle nove, ma che deve aspettare una sua telefonata il giorno dopo. Viene ospitato per la notte nell’Agriturismo i Monticelli, da uno dei titolari, Giovanni Nola. Quella terra, i Monticelli, fu del nonno Vincenzo, il quale fu venduto prima di recarsi in America dalla figlia, sorellastra del padre Giuseppe. Franco rimembra i tempi passati in quella terra in compagnia dei nonni e del fratello.

Dopo aver trascorso serenamente la notte si avvia verso le cinque in paese e precisamente nel luogo in cui ha emesso i primi vagiti. Passa davanti al cimitero per ricordare i suoi cari defunti. Mentre scende verso il cimitero si accorge di un gran movimento di auto dell’arma dei Carabinieri, elicotteri dell’arma volteggiano in aria. Franco si è domandato se stessero cercando un folle che si aggirava a quell’ora. Raggiunto il luogo in cui è nato si emoziona al tal punto da far scendere le lacrime. La casa in cui è nato è stata demolita, al suo posto è stata realizzata una piazza. Fa un giro nel centro storico del paese immerso nei suoi ricordi. Si avvia verso il centro e raggiunge piazza Re Umberto, d’avanti a un’edicola vede esposta la pagina in cui Giuseppe Taibbi ha pubblicato l’articolo sulla testata del Giornale di Sicilia, dedicata a Franco e al suo impegno intrapreso. Entra in edicola per acquistarne una copia e vede un cliente che si rivolge al gestore chiedendogli: “Ma cu è su Zanotto”. Il gestore dice di non conoscerlo, irrompe Franco dicendo: “Eccomi. Sono io Zanotto”, e racconta la storia di quel cognome fuori luogo. Franco rientra all’Agriturismo i Monticelli in attesa della telefonata del giornalista.

Nel frattempo rientra all'agriturismo in attesa della telefonata del giornalista. Squilla il telefono, è Giuseppe Taibbi, il giornalista che gli dice di trovarsi insieme al resto dei giornalisti nella Caserma dei Carabinieri del paese dicendogli: “Questa mattina è stato fatto un blitz e hanno arrestato 28 persone per mafia, ma lo ha assicurato che non c’è nessun paesano coinvolto”. Per tanto la Conferenza Stampa viene rimandata alle 12,00. A mezzogiorno Franco si reca davanti al Municipio, l’Assessore ai Beni Culturali Filippo Misurata lo accoglie e lo accompagna al piano superiore verso la sala conferenze. Il Sindaco Salvatore Calà, omonimo del parroco che lo battezzò il 1° Marzo del 1958 nella Chiesa Madre dedicata a Santo Ludovico (Luigi IX°), dopo qualche minuto arriva il Sindaco e lo accompagna in sala prendendolo affettuosamente per il bracco. 

Avendo letto l’articolo su quel Zanotto, il Sindaco gli confida orgogliosamente che alla mostra “La Bella Italia” allestita all’interno dei saloni della Reggia di Venaria Reale, in cui Franco è residente, è presente un quadro che rappresenta la Sicilia nell’arte. Il quadro è stato prelevato dalla chiesa di Sant’Antonio Abate, la chiesa dalla quale inizia la via che ha visto nascere Franco.

Il quadro viene scelto dal curatore del Museo Mandralisca di Cefalù. Il titolo del quadro è La Bottega di Sant’Eligio protettore degli orafi, dei maniscalchi e dei dentisti. Il quadro rappresenta l’Italia verso l’Unità. Seduto a destra ad un tavolo c’è Giuseppe Garibaldi vestito di rosso in opera, al centro in piedi in primo piano c’è Giuseppe Mazzini vestito di verde, mentre Sant’Eligio si trova sul lato sinistro, ai suoi piedi seduta su uno sgabello c’è una donna in procinto di completare la toga bianca del Santo.

Il quadro viene imballato e trasportato dalla Gondrand il 24 febbraio, lo stesso giorno del 53° compleanno di Franco. Un Caso? Nel pomeriggio di quello stesso giorno il comune aveva organizzato nella palestra un evento legato ai 150 anni dell’Unità d’Italia con tutti gli studenti dei licei del Paese. In quell’occasione il Sindaco e l’assessore ai Beni Culturali lo omaggiano della presente targa:

COMUNE DI

PROVINCIA DI CALTANISSETTA

A Franco Zanotto

Per il suo “faticoso impegno” a sostenere il filo nord-sud e

per l’affermazione dei principi della legalità per un paese migliore.

L’Assessore ai Beni Culturali Filippo Misuraca

Il Sindaco Salvatore Calà

Mussomeli, 05 aprile 2011

Franco sa che la sigla della Provincia (CL) è guarda caso la provincia dei cento cinquanta in numeri romani. Il Patrono della provincia è San Michele Arcangelo. Al suo rientro si recherà a visitare la mostra La Bella Italia per andare ad ammirare da vicino il quadro del Santo che l’ha visto nascere e seguito fino alla Venaria il giorno del suo compleanno. Il quadro di grandi dimensioni, 305 x 200 e lo trova esposto sulla parete Est delle Scuderie Reali oltre la quale si affaccia la via XX Settembre, via in cui si è trasferito nel 1961 durante i festeggiamenti dei 100 anni dell’Unità d’Italia, giusti 50 anni prima.

Il 6 aprile raggiunge Villalba, il paese materno, passa davanti all’asilo che aveva frequentato e guarda il cortile dove lui si ricordava di averci giocato. Un pomeriggio, mentre tutti i suoi compagni giocavano tra di loro si sedette e con un bastoncino nelle mani lo infilava nella terra cominciando a girarlo. Poi lo sollevò e si accorse di aver creato qualcosa di molto particolare, un cono visibile oltre il quale un buco nero ostruiva la visione di ciò che aveva creato oltre quel buco. Cominciò a fare altri buchi osservando la montagna accanto a sé. Quel movimento rotatorio gli dava una grande emozione, era il movimento dei pianeti, delle Galassie, dell’Universo con cui era ancora connesso. Aveva creato una clessidra, lo strumento che segna il tempo, il tempo della vita.

Assolto nella pace più assoluta osserva il paesino di Valledolmo arroccato sulla montagna di fronte. Le strade erano tutte allineate, parallele, rivolte a valle, anche le strade di Villalba che scendevano allineate e parallele verso valle. La nonna gli aveva detto che oltre quella montagna c’erano i suoi genitori. Franco immaginava con la sua fantasia quel mondo ancora sconosciuto. Il suono di una sirena nel frattempo lo sorprese.

In seguito raggiunse la casa dello zio Salvatore, fratello della Madre e fu accolto dalla moglie Concetta e dal fratello e cugino Vincenzo, Lo zio e il fratello minore Francesco erano al nord in visita parenti. Incontra il sindaco Alessandro Plumeri che lo invita la mattina successiva in comune.

La mattina seguente, prima di andare in Comune si reca al cimitero a salutare i suoi cari defunti. Raggiunge la cappella di famiglia dove sono sepolti i nonni materni, Vincenzo e Francesca. Guardando le date nota per incanto che la data di nascita della nonna Francesca è la stessa data di quello stesso giorno: 6 Aprile 1902, erano trascorsi esattamente 109 anni dalla sua nascita. Il 7 aprile raggiunge la Provincia dei 150 e viene accolto nella Cattedrale di Santa Maria la Nova, ospitato dal parroco, un prelato originario del suo paese, Padre Gaetano Canalella in un Hotel che un ricco ha donato alla chiesa. Hotel Mazzone, trasformato dalla curia in casa di riposo.

La sera dell’8 aprile raggiunge Enna e viene ospitato nella casetta di Enna Bassa da un caro signore, Angelo Campanile. Quest’ultimo lo carica, quando stava iniziando a piovere, sulla sua auto mentre era diretto a Enna Alta.

All’indomani, il 9 aprile, scendendo verso Valle per raggiungere Catenanuova nota l’Etna che si sta risvegliando emettendo le prime nuvole di fumo. Il 10 aprile raggiunge Paternò. Nel pomeriggio del 10 aprile mentre scende per arrivare a Catania si ferma un auto blu, il conducente lo carica in macchina, si chiama Angelo Alfio Guzzetta, e lo accompagna in via Etnea, 953, nell’Istituto dove risiede la zia Suora, Madre Carmelina, sorellastra del padre. Madre Spada accoglie entrambi in parlatorio.

È domenica e si ricorda le parole di quella donna misteriosa che lo chiamò con un numero privato: “Stai attendo a ciò che ti sarà rivelato, specialmente le domeniche…” “Incontrerai dei messaggeri che ti accompagneranno per darti dei messaggi..”. Volge l’attenzione alla domenica precedente del 3 aprile quando raggiunse Bisacquino che fu accolto da Don Vincenzo Spada nella chiesa di Sant’Antonio Abate. Padre Vincenzo Spada, Madre Spada, questa coincidenza gli ricorda la frase dell’Apocalisse di Giovanni al primo capitolo versetto 16°: “Nella destra teneva sette stelle, dalla bocca gli usciva una spada affilata a doppio taglio e il suo volto somigliava al sole quando splende in tutta la sua forza”. La zia, orgogliosa di far vedere la Grotta della Madonna di Lourdes, porta Angelo Alfio, Franco e alcune sorelle a prostrarsi in preghiera. Quella domenica è atteso al Santuario della Madonna di Valverde. Angelo Alfio aveva detto a Franco che lo avrebbe accompagnato dalla zia suora, ma non voleva accompagnarmi a Valverde.

Dopo la visita alla grotta, Angelo Alfio dice sottovoce a Franco che aveva cambiato idea e che l’avrebbe accompagnato a Valverde. Poi, risaluti in macchina gli racconta la ragione che lo aveva frenato. Era stato lasciato dalla sua ragazza qualche settimana prima, la ragazza era proprio di Valverde. Non si osava tornare in quel paese per non smuovere il dispiacere subito, poi visto il contesto preferì andare oltre i suoi pensieri.

Raggiungono la piazzetta del santuario. Alcuni addetti del comune stavano spazzando la piazza del Santuario dalla cenere rilasciata dall’eruzione dell’Etna. Scendono dall’auto e Franco invita Angelo Alfio a seguirlo. Arrivano davanti ad una statua di bronzo raffigurante un monaco che indica con la mano destra alzata l’ingresso del Santuario, ai piedi c’è un gatto nero, per il quale i monaci del santuario consideravano il diavolo, ma l’uomo li aveva acquietati dicendo loro che non poteva esse il diavolo visto che seguiva il monaco anche in chiesa.

Il monaco raffigurato è Fra Nazareno Scolaro. Il rito di beatificazione viene celebrato a cinquant’anni e tre giorni dalla sua dipartita, il 20 giugno del 2010. In quell’occasione la Comunità religiosa e quella parrocchiale, di cui era parroco Padre Lorenzo Sapia, (una delle tante vocazioni generate nel paese di origine di Franco), hanno fatto sì che la salma di Fra Nazareno dal cimitero comunale di Valverde (CT) venisse traslata nel Santuario della Madonna di Valverde. Si rivelò quindi, ciò che il nonno profetizzò del suo fratellastro nel 1982, l‘anno che lo incontrò in America: “Odorava di Santità”. Padre Sapia prima di cena si avvicina delicatamente a Franco e gli sussurra a bassa voce all’orecchio: “Tu sei Colui che È”. Franco non capisce e replica dicendo che non aveva capito, Padre Sapia sussurra ancora all’orecchio: “L’Apocalisse”. Franco è sorpreso da quella dichiarazione, non crede alle sue orecchie. Viene ospitato nella stanza del beato Fra Nazareno a sua insaputa.

La mattina seguente esegue alcune foto della stanza che spariscono senza ragione dalla scheda della camera fotografica. Nel desktop del PC si insinua la foto che Angelo Alfio gli scattò con la statua del beato Fra Nazareno.

Cambierà spontaneamente, il 1°maggio con la foto che Franco aveva scattato su un manifesto affisso sul retro di un autobus con l’immagine di Papa Giovanni Paolo II°, legge la frase del manifesto: - Non abbiate paura, anzi, spalancate le porte a Cristo. BEATUS-.

A Messina viene accolto da installazioni di Angeli lungo la strada. L’Assessore alla Cultura ha dedicare per il periodo natalizio dell’anno precedente una mostra museo a cielo aperto con tema “Street Angels”: 1sculture di arte contemporanea realizzate da altrettanti artisti dedicate esclusivamente al tema dell’angelo.

Il 30 maggio arriva a Roma e si incontra in via XX Settembre nella Galleria Tartaglia con Regina Nobres, la stessa che lo chiamò il 1°aprile. All’indomani è presente in piazza San Pietro per la beatificazione di Giovanni Paolo II°. Si ricordò il giorno che lo incontrò dentro la Basilica di San Pietro durante il giubileo del 2000 e dopo aver incontrato il prelato per la richiesta del logo dell’evento straordinario del Giubileo: “Tu sarai il mio Testimone”.

Il 22 maggio arriva a Venaria e viene accolto dall’allora Sindaco Giuseppe Catania davanti al monumento degli alpini inaugurato la mattina stessa. C’è da notare che il Sindaco attuale di Mussomeli porta lo stesso nome e cognome dell’allora Sindaco di Venaria, rieletto per la seconda volta a governare il paese di Mussomeli.

Il padre Giuseppe viene ricoverato nell’ospedale di Rivoli (TO) per la rottura del femore il 7 luglio al settimo piano. Qualche giorno dopo il ricovero in ospedale, precisamente il 25 luglio la terra trema, Franco si trova nella stanza con il padre in condizioni precarie. È un terremoto, la scossa è stata di 4,3 sulla scala Richter, con epicentro Cumiana, un paesino poco distante dalla Sagra di San Michele, visibile dall’ospedale di Rivoli.

Il 1° ottobre 2011, il padre abbandona il proprio corpo all’ospedale di Venaria, Edifico che si affaccia sulla piazza dell’Annunziata di Venaria. Franco è vicino al padre mentre abbandona il suo corpo esanime, sono le 3e30 di quella mattina.

In seguito alla perdita del padre decide di avvicinarsi alla madre abbandonando parte delle sue attività. Per Franco è prioritaria la salute della madre, colei che gli ha dato la vita. La madre ha problemi di diabete e dev’essere seguita costantemente. Nel frattempo decide di mettere ordine nei suoi magazzini. Mentre sceglie cosa tenere e cosa gettare si trova tra le mani una bobina di poliestere metallizzato rovinato dall’acqua. Ne taglia una decina di fogli col cutter, sono un po’ incollati dall’acqua, ma si sente ispirato da quei fogli inutilizzabili. Ne prende alcuni campioni e se li porta a casa. Comincia a mettere colore con le dita e si rende conto che il colore si ancora perfettamente, non ha bisogno di primer. Comincia a fare i primi quadri ruotando le dita e gettando i colori sul supporto, è emozionato da ciò che le mani riescono a creare. Non c’è ragionamento, non c’è pensiero, non c’è interesse, non c’è niente di niente, lascia scivolare le sue dita ispirato dal vuoto infinito, quello stesso vuoto che avvolge l’Universo. Franco si sente parte di esso è in esso connesso. Lascia scivolare le sue dita sulla superfice liscia e fluida mescolando i colori, predilige i colori i primari: ciano, magenta e giallo. É entusiasmato di dare nuova vita a materiali destinati al macero, li fa rinascere, li riporta alla luce, li riporta in vita. Non aspira alla commercializzazione, vuole emozionare con le sue opere, ciò che ha sempre voluto fare nella vita. Proietta su quei materiali tutta la sua energia vitale. E solo nella grazia, nella pace e nella serenità di spirito che dette condizione possono permettere di creare e plasmare il suo universo. Franco ha raggiunto quella condizione di grazia. Non ha paura della morte, perché ella fa parte della vita: si nasce, si vive, si muore, sapendo che oltre la morte c’è la Resurrezione, si torna nell’universo in qualità di energia pura, esperienza che ha potuto vivere e ammirare in prima persona. Gli tornano in mente i quadri che aveva contemplato nel Museo di Arte Moderna e Contemporanea a Gibellina di Mario Schifano. Mentre dipinge si ispira all’espressionismo astratto di Jackson Pollock con l'action painting. Esprime in quelle opere la meraviglia dei colori della natura. Scopre che dal caos si conquista l’eternità… niente succede per caso. Dal caos nascono le galassie, dal caos nascono le stelle, dal caos nascono i pianeti, dal caos nasce la vita. Tutto accade perché deve accadere, è legge: “dettata dal divino Amore”. Con le mani crea intrecci e colature di colori che si combinano sulla superfice di supporto.

Nel solstizio d’estate del 2015 Papa Francesco è in Visita a Torino. Quel giorno lo incontra miracolosamente tre volte mentre la madre è ricoverata all’Ospedale Mauriziano a Torino; le avevano amputato l’alluce del piede sinistro a causa del diabete.

Mercoledì 30 Settembre 2015, il giorno dopo la festa di san Michele Arcangelo, consegna un quadro a Papa Francesco sul sagrato di San Pietro dopo essere stato autorizzato dalla gendarmeria del Vaticano. L’opera è ispirata da un tralcio di vite che un cagnolino di nome Spiro, di proprietà del cognato di suo fratello gli pone tra i denti durante il pranzo, nella casa di montagna a Ritornato, una frazione di Corio (TO). Quella domenica, 26 luglio 2015, Corio festeggia il suo Patrono, Sant’Anna, la madre di Cristo. Franco intravede in quel tralcio il corpo di Cristo Crocifisso. Il tralcio viene posto su quel supporto di poliestere, dopo aver realizzato il fondo di base intrecciato tra rosso e nero; tra passione e mistero.

Franco si prenderà cura della madre fino al il giorno successivo della festa della mamma. La mamma Grazia, devota a Santa Rita, alla Madonna di Lourdes e alla Madonna dei Miracoli, abbandona il proprio corpo per tornare al Padre, alle 3e30. Questa volta Franco non ha potuto accompagnare la madre per l’ultimo respiro a causa del covid ancora presente.

Negli ultimi anni si è dedicato alla scultura creando opere con tessuti immersi nel gesso che Franco lascia plasmare sotto le proprie mani, forme idilliache, primordiali, armoniose, ancestrali e fluttuanti.

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